Le informazioni a uso agricolturale contenute in questo manuale, sono destinate esclusivamente all' Olanda e alle poche zone del mondo dove la coltivazione della canapa è tuttora permessa
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2. LA CANAPA
La canapa è un vegetale erbaceo annuale, provvisto di un fusto centrale che può raggiungere un'altezza variabile fra gli 80 cm. e i 5 m., più o meno ramificato a seconda della densità di coltivazione, provvisto di una corteccia fibrosa (se coltivata per la fibra, le piante saranno molto vicine tra loro e svilupperanno pochi corti rami, con gli internodi lontani fra loro; se coltivata per la resina si cercherà di lasciare maggior spazio intorno alle singole piante e si avranno di conseguenza maggiori ramificazioni, che in alcune varietà potranno addirittura essere lunghe come lo stelo centrale).

2.1 CICLO DI CRESCITA DELLA CANAPA:
Il seme, posto 0.5-1 cm sotto la superficie del terreno, in primavera nel nostro emisfero, si apre per l'effetto dell'umidità e del calore (almeno 10-15 gradi centigradi) e la piantina (embrione) esce alla luce dopo un periodo di tempo variabile fra i due e i dieci giorni, a seconda del clima. [fig. 1] La canapa è dicotiledone (sviluppa due foglioline primordiali). Le foglie si svilupperanno inizialmente opposte e, dopo la levata, alternate.Sono composte dapprima di una fogliolina, successivamente di tre, cinque, sette, [fig.2] e così via, fino a undici-tredici (la carenza di luce fa sì che si sviluppino foglie con MENO foglioline). La canapa è pianta "dioica", cioè con individui maschi e individui femmine (alcuni ermafroditi, ma non è la norma), che si differenziano alla fioritura: sui maschi si formeranno grappoli di fiori bianco-giallognoli a 5 petali, che all'apertura rilasceranno il polline [fig.3]; sulle femmine (2-3

settimane più tardi) si formeranno le "infiorescenze", formate da gruppi di fiori composti da un'avaria (calice), dove si svilupperà (se impollinato) il seme, e da 1 o 2 pistilli uscenti dall'avaria. È su questi calici che si trova concentrata la più alta percentuale di resina. [fig.4] (La "resina" della canapa è costituita da secrezioni di ghiandole deputate a questo scopo chiamate "tricomi ghiandolari", presenti su tutta la superficie della pianta ma in maggior concentrazione sulle infiorescenze femminili (vedi fig.10). È nei tricomi ghiandolari che si trovano i cannabinoidi, alcuni dei quali -soprattutto il delta-9- THC (tetraidrocannabinolo) -hanno proprietà psicoattive. Esistono però altri cannabinoidi che possono non avere alcun effetto psicoattivo o interferire con l'attività del THC. Per la produzione di resina di alta qualità è dunque di vitale importanza scegliere semi o cloni di varietà di canapa selezionate per la loro capacità di produrre alte percentuali di THC).
Dopo il rilascio del polline la pianta maschio ha finito il suo ciclo e muore. La femmina continua il suo sviluppo fino a quando il seme è completamente maturo e i nutrimenti cominciano a essere meno disponibili. Alla fine, se lasciata libera di svolgere per Intero il suo ciclo naturale, rilascia i suoi semi al terreno, sperando in un buon adattamento all'ambiente circostante e in una buona nascita dei suoi discendenti la prossima primavera.

2.2 "CANNABIS SATIVA":

Ci sono diversi botanici che ritengono ci sia una sola specie di cannabis (sativa), altri due (sativa e indica), altri tre (sativa, indica e ruderalis) o più (più del 95% delle cultivar-varietà -del mondo sono comunque riconosciute come "sativa'). Le diverse varietà di canapa provengono da specifici adattamenti all'ambiente e ibridazioni selezionate, sono come le diverse varietà di mele, di rose o di qualunque essere vivente. Prova genetica che sia comunque una sola specie è la possibilità di avere ibridi fertili incrociando piante con caratteristiche diverse fra loro.
"Infatti secondo la tassonomia ufficiale, secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo il Governo Federale americano, insomma secondo i maggiori esperti mondiali, la "Cannabis indica" semplicemente non esiste. Si parla solo di "Cannabis sativa " perché la varietà "indica" fu un errore di classificazione che risale al Settecento, che è stato universalmente riconosciuto ed eliminato." [da: "Marijuana e Altre Storie", p.15; di C. Ciapanna; Cesco Ciapanna editore; 1979]. La cannabis "indica" riconosciuta come tale per i caratteri morfologici é una varietà che cresce principalmente
sulle montagne dell' Afghanistan e del Pakistan (regione dell' Indu-Kush, vedi fig.28)
La canapa è una delle prime piante coltivate dall'uomo, usata oltre che per la fibra per innumerevoli altri scopi e volutamente abbandonata solo negli ultimi anni. Cresce a tutte le latitudini, dal limite dei ghiacci polari all'e
quatore, e per ogni particolare clima esistono (o almeno esistevano) varietà perfettamente adattate, ma facilmente adattabili ad altri climi e sempre facilmente incrocia bili fra loro. Ci sono moltissime varietà di canapa, ognuna mirata a una particolare utilizzazione della pianta (ad es. i semi per la produzione di cibo). Purtroppo molte varietà, dopo più di mezzo secolo di proibizionismo, sono andate perdute per sempre (il "Vavilov Research Institute Gene Bank" di S. Pietroburgo, in Russia, ha la più grande collezione di semi esistente e lavora con l'lnternational Hemp Association per la conservazione del patrimonio genetico).
Principalmente ci sono 3 diversi tipi di piante, e diverse sono le tecniche di coltivazione:
-piante coltivate per la produzione di fibra e/o di polpa
-piante coltivate per la produzione di semi
-piante coltivate per la produzione di resina.
Le differenze fra queste piante sono dovute a una selezione genetica
che è durata millenni, volta a creare il meglio per questa o quell'altra utilizzazione.

3. COME COLTIVARE LA CANAPA
3.1 SCELTA DEL SEME
La scelta del seme è di primaria importanza per la coltivazione della canapa. Migliaia di anni di selezionamento delle diverse varietà per le diverse esigenze d'uso hanno fatto sì che esistano cv. (cultivar, varietà) con caratteristiche molto diverse fra di loro. Queste caratteristiche fanno parte del patrimonio genetico del seme.
È quindi necessario aver bene in mente le qualità particolari che vorremo avere dalle nostre piante di canapa (p. es. gusto.. profumo, potenza, oppure quantità di fibra, o di semi, tempi di maturazione, esigenze ambientali, ecc.)
e cercare i semi di cv. che più soddisfino le nostre esigenze.
I fattori che influenzano la scelta del seme sono molteplici:
-Tempo di maturazione e raccolta: una varietà a ciclo breve può essere
desiderabile per un raccolto indoor o in serra, per essere incrociata con altre varietà, per un raccolto in pieno campo dove le condizioni atmosferiche consentano solo una breve estate, per altre loro diverse qualità, ecc.; una varietà a ciclo più lungo in genere ha una produzione maggiore e possibilmente diverse caratteristiche come profumo, potenza, produzione di fiori e tempi di fioritura.
-Resa unitaria per pianta: ci sono varietà che possono arrivare a 6 metri o più di altezza e altre che non arrivano al metro; varietà che, a pari tecniche di coltivazione, possono rendere più di 500 grammi di fiori per pianta e altre che non arrivano a 50 gr.
-Tempi di fioritura. Riconoscere i tempi di fioritura della canapa è importante per la produzione di "sinsemilla", (una parola spagnola che significa "senza semi"). Il separare i maschi, al momento della fioritura, dalle femmine fa sì che queste ultime non producano semi, ma allo stesso tempo producano molti più fiori e, di conseguenza, molta più resina.
Inoltre il ciclo vitale e la produzione di fiori nelle femmine dureranno molto più a lungo e il raccolto finale potrà essere più abbondante e di qualità superiore.
-Adattamento a fattori ambientali: in ogni regione esiste un particolare microclima. È molto utile scegliere una varietà che si adatti bene all'andamento stagionale locale.
-Qualità della resina: si può desiderare un particolare tipo di "effetto", che
dipenderà soprattutto dalla composizione dei cannabinoidi (che si trovano quasi esclusivamente nella resina). Anche qui la nostra scelta, a parte i diversi tempi di maturazione e raccolta, dipenderà dal patrimonio genetico, e quindi dalla scelta del seme.
-Resistenza alle malattie e predatori: anche se ha pochissimi nemici naturali, una cultivar adattata all'ambiente difficilmente soffrirà di malattie e avrà pochissimi predatori.
Varietà adattate a condizioni climatiche diverse potranno avere problemi come marciume radicale, funghi, malattie legate allo stress ambientale; predatori come lumache, insetti, uccelli, minilepri*, bestiame, ecc...
-Qualità della fibra, della polpa e dei semi: le cv. da seme, da fibra e da polpa (per la produzione di cellulosa) hanno caratteristiche ben definite, che rendono importantissima la scelta del seme in relazione all'utilizzazione precisa che si vuole fare del prodotto.
-Reperimento dei semi: in Italia è vietato il possesso di semi per la produzione di resina. Per le varietà da fibra e da seme, questi dovrebbero essere disponibili presso i consorzi agrari, ma di fatto è molto difficile e burocraticaticamente complicato procurarsene. In Olanda esistono ditte specializzate, che offrono un'ampia scelta di differenti varietà da resina, certificate e garantite. C'è sempre la possibilità di avere semi che provengano direttamente da paesi tradizionalmente produttori o di ritrovarli direttamente in mezzo a qualche infiorescenza femminile che abbiamo particolarmente apprezzato.
Bisogna sottolineare il fatto che le varietà ottenute recentemente, a basso contenuto di THC, per la produzione industriale, perdono le caratteristiche proprie alla canapa di resistenza alle malattie e ai predatori (necessitano dunque di pesticidi) e di facile adattabilità a diversi terreni, proprio per la loro carenza di cannabinoidi (vedi oltre), che proteggono la pianta da attacchi esterni.
Per la coltivazione all'aperto e per la creazione di ibridi (vedi "ibridazione") è spesso più conveniente partire dal seme.
Per la coltivazione in serra o indoor si ricorre sempre più spesso a talee radicate , che consentono un notevole risparmio in ordine di spazio (sicurezza di avere tutte le piante di sesso femminile), tempo di germi nazione e uniformità di raccolto (derivando tutte da una sola pianta madre, le piante avranno tutte le identiche caratteristiche).
I semi non maturi, bianchi, schiacciati o spezzati non sono in grado di germinare.
Il patrimonio genetico del seme determinerà le caratteristiche di ogni singola pianta, che saranno sempre dipendenti anche dall'ambiente e dalle tecniche colturali. È importante quindi cercare anche di avere le migliori condizioni ambientali (se necessario modificandole) necessarie alle nostre cv. ed eseguire correttamente tutti i lavori, dalla preparazione del terreno alla raccolta e conservazione:

3.2 SCELTA E PREPARAZIONE DEL TERRENO
Siccome la coltivazione della canapa per ricavarne resina di qualità superiore è un lavoro che richiede molto impegno e molto lavoro manuale e la sua produzione è tuttora vietata in molte parti del mondo, è impensabile coltivarla in pieno campo, e sia la scelta che la grandezza del posto sarà di grande importanza.
Il terreno dovrà poter ricevere molta luce (almeno 5-6 ore di insolazione diretta al giorno). Non dovrebbe essere eccessivamente calcareo (terra bianca) perché lo sviluppo radicale sarebbe impedito, ma c'è la possibilità di modificarne le caratteristiche, soprattutto con ammendanti organici (ammendante: che migliora la struttura del terreno).
L'ideale è un terreno a reazione neutra, ricco di nutrimenti organici e lavorato in profondità.
La quantità di luce solare ricevuta è un fattore di crescita,* e se il terreno sarà esposto verso Sud la quantità di raggi solari sarà maggiore (si ha, in ordine decrescente, Sud, Est, Ovest, Nord), quindi, oltre alla luce, maggior calore (dal sole) e più possibilità di avere un miglior raccolto. La disponibilità di acqua nel terreno è altresì importante, e una buona percentuale di materia organica presente nel suolo farà si che rimanga più a lungo e sia più facilmente assorbita dalle radici. È però importante che l'acqua non ristagni, perché le radici potrebbero soffocare per mancanza di ossigeno e la pianta non potrebbe crescere.
La materia organica nel terreno fa si che questo rimanga più caldo in primavera (per la fermentazione e decomposizione dell'humus) e più fresco durante in estate (per l'evaporazione dell'acqua contenuta).
La possibilità di avere microclimi diversi nello stesso territorio si può ottenere con la realizzazione di mini piantagioni: piccolissimi appezzamenti di
* I fattori di crescita per la canapa sono cinque: aria, acqua, luce, temperatura, terreno (con nutrimenti, presenti o aggiunti). Se carenti o in squilibrio tra
loro si avranno gravi deficienze nello sviluppo. Per assicurarci la miglior crescita dovremo favorire la massima disponibilità di questi elementi per le nostre piante
terreno (m 1-1.50 in diametro) dove cresceranno 4-6 piante, che la vegetazione circostante potrà proteggere dal vento, dal freddo e da altri possibili danni. Il terreno dovrebbe essere lavorato (vangato) in profondità (30-50 cm) e arricchito di sostanza organica (letame) quanto prima possibile. Novembre è il mese ideale per la preparazione del terreno per l'anno successivo. Durante l'inverno una parte della sostanza organica si trasforma in minerali di pronto utilizzo per le giovani piante nella primavera successiva, e il terreno si sgretola sotto l'azione del freddo, acquistando una struttura ottimale per la germinazione.
Un'ulteriore lavorazione e affinamento del terreno (scegliete per quest'operazione un momento in cui il terreno sia "in tempera", si sgretoli se pressato senza essere troppo secco), saranno eseguiti poco prima della semina o del trapianto, per permettere alle piante il più rapido e profondo sviluppo radicale.
Per le cv. da fibra e da seme, il terreno dovrà subire successivi lavori di affinamento prima della semina e successivamente a quest'ultima quasi nessun lavoro complementare fino alla raccolta.
Per le coltivazioni in serra e indoor spesso la scelta del terreno si riduce a un buon terriccio da vaso a reazione non acida, con buone proprietà di drenaggio (talvolta sarà necessario per questo scopo aggiungere sabbia o perlite) per permettere la crescita di un robusto apparato radicale.
Il locale per la crescita indoor potrà variare da un minimo di un solo metro quadrato a più centinaia, a seconda delle esigenze e possibilità individuali. Buona norma sarà comunque avere le pareti del locale di color bianco non lucido, per una miglior riflessione della luce. Sarà anche necessario rivestire il pavimento del locale con un telo impermeabile, per trattenere eventuali perdite d'acqua dai vasi (se usati) dopo le irrigazioni.

3.3 NUTRIMENTI RICHIESTI E QUANDO
La canapa si giova enormemente di grandi quantità di sostanza organica presenti nel terreno.
Il letame (bovino o equino) è il miglior ammendante per il terreno e la miglior fonte di sostanze adatte alla crescita della canapa. Procurarsi del buon letame maturo non sempre è possibile; esiste comunque in commercio una serie di preparati organici, minerali o di sintesi che possono far fronte a tutte le esigenze nutrizionali della canapa.
Il poter incorporare in ogni minipiantagione 25-50 litri di letame*, già alcuni mesi prima della semina, è un'assicurazione per avere meno problemi durante la crescita, piante più sane e un raccolto più abbondante.
La canapa necessita, per una buona crescita e una buona resa finale, di quantità pressoché uguali di azoto (N), potassio (K) e fosforo (P), di una buona disponibilità di calcio (Ca), più vari micronutrimenti (magnesio, zolfo, ferro, boro, ecc.). Tutti questi nutrimenti saranno assimilati dalla pianta in diverse proporzioni nei diversi stadi del suo sviluppo.
Durante le prime fasi di crescita (germi nazione e attecchimento) la canapa ha bisogno di quantità relativamente piccole di fertilizzante (generalmente presenti nel terreno di crescita), quantità che crescono proporzionalmente nelle fasi successive (levata- fase vegetativa) e si differenziano negli stadi finali di crescita (fioritura-maturazione).
All'inizio della levata e durante la fase vegetativa, la disponibilità di grandi quantità di azoto è necessaria per un rapido e buon sviluppo delle piante (gli altri macro -P e K -e microelementi non devono comunque mai mancare). La ampia disponibilità di azoto favorisce inoltre una più alta percentuale di piante femmine. D'altro canto un ecceso di azoto potrà ritardare la fioritura e prolungare la fase vegetativa.
Dalla fioritura in poi, la pianta necessiterà di un maggior ammontare di potassio, per la robustezza dei rami e dello stelo, e di fosforo per la produzione di fiori.
Oltre al letame, di vacca e di cavallo (quest'ultimo è forse il migliore in assoluto), possiamo trovare altri fertilizzanti e ammendanti organici, come l'humus, la torba, i vari terricci per vasi (tutti questi, se usati da soli, rischiano di rendere il terreno troppo acido), i composti ricavati da residui di materie vegetali, il sangue animale (quasi esclusivamente N, di rapida azione), la farina d' ossa (ricca in P e K) o di altri residui animali, il "cornunghia" (concime ricavato da unghie e corna di animali tostate, di ottima azione fertilizzante, ma piuttosto costoso e con tempi di azione lunghi), la cenere di legna (P e K, con reazione fortemente alcalina sul terreno, di azione abbastanza rapida), tutti i vari composti biologici a base di alghe o guano, la pollina (ricavata dagli escrementi del pollame, molto ricca in N, ha un'azione molto rapida e deve essere utilizzata con cautela per non bruciare le piante), il latte cagliato (ricco di Ca, il suo uso nelle prime fasi dello sviluppo rischia di bruciare le piante), ecc.
*11 letame é il fertilizzante naturale più antico che la storia ricordi e da sempre considerato indispensabile per il miglioramento del terreno. Apporta non solo elementi nutritivi in una composizione bilanciata ma aumenta la flora microbica, il cui compito é quello di trasformare in soluzioni minerali i vari fertilizzanti e di renderli assimilabili dalle piante; rende la struttura del terreno ideale per la crescita dell'apparato radicale. Dal latino: laetamen -allietare, rendere lieta la terra.

I lombrichi non sono propriamente un concime, ma se presenti nel terreno contribuiscono notevolmente a migliorarne la struttura. Possiamo poi usare concimi minerali come il fosfato di roccia, la calce o lo zolfo (utili per correggere un terreno troppo acido), il gesso (in caso di eccessiva alcalinità), dolomia (ricca in magnesio e calcio) o marne. Esistono anche una grande quantità di prodotti chimici di sintesi, ma siccome questi ultimi possono essere tossici per il terreno (e anche per chi consuma i prodotti cresciuti chimicamente) e alterare il gusto e l'aroma dei fiori, è molto meglio usare solo prodotti organici o minerali (esistono in commercio diversi composti minerali per orticoltura che possono essere di valido aiuto nelle fasi critiche dello sviluppo, insieme a una concimazione di base organica).
In Olanda esistono ditte produttrici di concimi specificatamente adatti per le varie fasi di crescita della canapa. Non ovunque sono disponibili, ma un buon concime complesso da orto (di facile reperibilità) in aggiunta a un buon composto torboso, in mancanza di letame potrà dare risultati eccellenti. La quantità di uso di ciascun fertilizzante è riportata su ogni confezione dello stesso, e può variare considerevolmente. È consigliabile attenersi alle prescrizioni massime (ma non oltrepassarle) previste per la coltivazione di ortaggi in genere.
Per le cv. da fibra e da seme, il fertilizzante è in genere incorporato nel terreno prima della semina e raramente si usa aggiungerne durante la crescita.
Per le coltivazioni in serra in contenitori e indoor può essere preferibile usare un fertilizzante liquido mischiato all'acqua.
Schematizzando: per un terreno di media fertilità avremo bisogno di: -letame prima della semina,
-un fertilizzante organico azotato a pronto effetto dopo l'attecchimento e prima della levata, o un complesso minerale (dosi sulle confezioni),
-un complesso minerale (eventuale) durante la crescita,
-fertilizzanti con alte percentuali di potassio e fosforo prima della fioritura, come cenere, fosfato di roccia, complessi minerali (8-24-24). Alla fine del ciclo l'assorbimento da parte della canapa dei tre macroelementi fertilizzanti (N, P, K), è suddiviso in parti più o meno uguali, con assorbimento di una ugual parte di calcio e numerosi microelementi.

3.4 SEMINA
La semina all'aperto per:le cv. di canapa da resina può essere fatta direttamente nel terreno o dapprima in vaso, seguita dal trapianto della giovane piantina nel terreno.
È sicuramente da preferirsi la semina in vaso per una serie di ragioni:
-risparmio di semi. I semi di canapa hanno un'alta percentuale di germinazione, ma all'aperto e in condizioni impossibili da controllare continuamente hanno una mortalità molto alta per cause diverse (siccità o piogge troppo violente, predatori, variazioni di temperatura). La piantagione in vaso, con la sua maggior facilità di controllo, assicura un alta percentuale di natalità e di attecchimento delle piantine.
-Possibilità di selezione delle migliori piante per il trapianto, eliminando quelle più deboli.
-Possibilità di anticipare la semina fino a 30-50 giorni, quindi di avere le piante molto più grandi e robuste al momento del trapianto e di evitare l'attacco di predatori come le lumache, che possono distruggere completamente tutte le pianti ne nelle primissime settimane di crescita.
-Miglior controllo delle piante nelle fasi più delicate della crescita.
I vasi di plastica sono i più pratici, economici e permettono un facile distacco del terriccio con le radici al momento del trapianto. L'ideale è avere una singola piantina per ogni vaso di 10-15 cm. di diametro.
Il vaso dovrà essere riempito con un terriccio di buona qualità (a reazione preferibilmente neutra) e il seme dovrà essere collocato circa a 0,5 cm. sotto terra (sono da evitarsi i metodi di germi nazione fuori dal terreno, come mettere i semi nel cotone umido, o simili, perché indeboliscono la piantina e si rischierebbe di danneggiare quest'ultima al momento della posa nel terreno).
Il terreno dovrà essere mantenuto umido (ma l'acqua non deve mai ristagnare) e a una temperatura di almeno 15-18 gradi centigradi. Una buona tecnica colturale è quella di riporre i vasi in una serra o in un cassone riscaldato con letto caldo.
Dopo alcuni giorni (2-10 a seconda delle varietà, della temperatura, della composizione del terreno e dell'età del seme), le piantine comincieranno a uscire dal terriccio, con il guscio del seme ancora attaccato al fusto allo stato embrionale.
Con la caduta del guscio si apriranno i cotiledoni (foglie presenti nel seme) e subito dopo apparirà la prima coppia di vere foglie, un paio di foglioline opposte fra di loro, ognuna con il suo proprio picciolo (gambo fogliare).
Le paia di foglie successive spunteranno in formazioni opposte, e queste foglie saranno formate, nel secondo paio di 3 foglioline ognuna, nel terzo 5, e così via fino a 11-13 foglioline. [fig. 5 -6 -7]

Le giovani piante richiedono almeno 12-13 ore di luce al giorno, e durante i mesi di crescita risponderanno all'aumento delle ore di luce e della temperatura dell'aria e del terreno con un aumento nel vigore della crescita.
I semi di canapa potranno essere dunque piantati subito dopo l'equinozio di primavera (nel nostro emisfero), quando le ore di luce cominceranno a essere maggiori di quelle di oscurità. Se ricavate da talea (in Olanda sono in vendita talee radicate di numerose cv.), si cercherà di avere la miglior formazione dell'apparato radicale, mantenendo il terreno arieggiato e soffice.
Per le cv. da fibra e da seme, alla semina in pieno campo (più o meno fitta, fino ad alcune centinaia di piante per metro quadrato, per alcune cv. da fibra) è buona cosa far seguire una rullatura del terreno, per evitare che i semi vengano mangiati dagli uccelli o spazzati via dalla pioggia.
Per la coltivazione indoor, appena fuori dal terreno si daranno alle piantine 18 ore di luce al giorno. La canapa richiede una quantità d'illuminazione (Iumen) molto alta, e solo lampade al sodio o lampade a scarica (al sodio a a ioduri metallici*) sono in grado di fornire uno spettro di luce adatto alla crescita e abbastanza lumen per una crescita rapida e vigorosa.
In Olanda sono in vendita, nei negozi specializzati, apparecchiature d'illuminazione studiate appositamente per questo scopo. Le lampade sono in genere di una potenza variabile fra i 400 e i 1000 Watt, ed emettono fra i 45000 ed i 140000 lumen (le piante riusciranno a sfruttare al massimo 1'80% dell' emissione totale)... Si stima una richiesta di 40.000 lumen per metro quadrato, quindi una lampada da 400 Watt potrà servire per un solo metro. Più lumen saranno forniti per metro quadrato (fino a 50000), maggiore sarà il raccolto finale.
La distanza dalle piante dovrà essere, a seconda della potenza e del tipo delle lampade (quelle a ioduri metallici emettono più calore, quindi dovranno essere un poco più distanti), fra i 60 e i 90 cm. Le lampade a ioduri metallici emettono maggior radiazioni nello spettro luminoso blu (utile allo sviluppo vegetativo); quelle al sodio hanno una maggior emissione nel giallo e rosso (fioritura). Una soluzione con buoni risultati sia nella crescita che in fioritura si ha usando 3-4 lampade al sodio ogni lampada a ioduri metallici.

*Nella prima edizione de "il canapaio" avevo erroneamente chiamato questo tipo di lampade "alogene". Chiedo scusa per l'errore. Le lampade alogene hanno una bassa emissione di lumen per Watt usato. Questo le rende costose da utilizzare ed inefficenti per una rapida crescita.

Se intorno alle pianti ne c'è abbastanza spazio, all'intersezione delle foglie con lo stelo cominceranno a crescere piccoli rami. Ad ogni pianta per la produzione di resina si dovrebbe concedere pieno spazio per sviluppare lunghi rami e un esteso apparato radicale per la produzione di fiori (dove è concentrata la maggior parte della resina).
Il tempo della semina (per una crescita successiva in esterni) va dalla fine
di marzo (dopo l'equinozio di primavera) ai primi di giugno. Le piante seminate prima saranno più grandi e probabilmente più resistenti, ma il tempo di piantagione non influenza quello di fioritura, almeno per la maggior parte delle varietà non provenienti da zone equatoriali. Non è vero che, se seminata presto (febbraio- marzo) la pianta fiorirà prima. AI contrario, se troppo grande, la pianta impiegherà più tempo a sviluppare e a maturare le sue infiorescenze. 

3.7 FIORITURA
Il tempo dell'entrata in fioritura della canapa è influenzato da diversi fattori, come l'età della pianta, cambiamenti nel fotoperiodo (alternanza delle ore di luce e di oscurità) e altri fattori ambientali (stress ambientali possono portare a una fioritura precoce o ritardarla).
Quando una pianta si trova ad avere un'età adeguata per la fioritura (dai 2 mesi in poi) e cominciano ad aumentare le ore di oscurità (dopo il solstizio estivo, 21-23 giugno), per molte varietà inizia la fioritura.
La canapa è una pianta molto sensibile al fotoperiodo, e le sue fasi di sviluppo ne sono fortemente influenzate.
All'aperto il fotoperiodo e i cambiamenti stagionali sono determinati dalla latitudine. Nell'emisfero Nord, dal tropico in su, il giorno comincia a essere più lungo della notte dopo l'equinozio di primavera (21-23 marzo, tempo per iniziare la semina), e le ore di luce continuano ad allungarsi fino al solstizio d'estate (15-18 ore di luce al giorno, andando verso Nord).
In luglio le giornate ricominciano progressivamente ad accorciarsi, e la canapa comincia a fiorire e a produrre resina. Con l'accorciarsi delle giornate le piante aumentano la produzione di fiori e la produzione di THC (il costituente più psicoattivo della resina) aumenta, fino a un periodo di massima concentrazione di resina in ottobre e novembre, dopo l'equinozio di autunno.
Dopo questo periodo la luce del giorno comincia a essere meno di 10 ore, e la produzione di THC rallenta e finisce.
Le varietà da resina importate da zone subtropicali e equatoriali (soggette a un ciclo di luce e oscurità quasi costante, con piccoli cambiamenti durante l'anno), spesso iniziano a fiorire dopo l'equinozio autunnale, perché abituate a non più di 12-13 ore di luce al giorno.
Altre varietà importate, fioriscono dopo un periodo di tempo uguale a quello in cui fiorirebbero nelle loro condizioni native, finché non si adattano al nuovo ambiente.
In alcune varietà i maschi hanno un tempo di fioritura e maturazione indipendente dal fotoperiodo, generalmente dai 2 ai 4 mesi, e possono fiorire in qualunque momento dell'estate.
La canapa è una pianta dioica, ciò significa che ci sono individui maschi e individui femmine, che porteranno rispettivamente fiori maschili e fiori femminili. (talvolta si trovano individui ermafroditi, che portano entrambi i fiori, ma allo stato naturale non è la norma).
(A volte si utilizzano cv. ermafrodite per la produzione di fibra, ma questa caratteristica non è stabile).
Siccome i tricomi ghiandolari, cellule vegetali su cui si sviluppa la resina e dove è presente il THC, si svilupperanno principalmente sui calici dei fiori femminili [fig.10], è di estrema importanza, per la produzione di sinsemilla (vedi oltre), il riconoscimento del sesso delle piante il più presto possibile. [fig.11 ]
Il primo segno della fioritura nella canapa, è l'apparizione di fiori allo stato embrionale, indifferenziati, sullo stelo principale, all'intersezione di questo con le foglie, dietro alla stipola (vedi fig. 11).
Nello stadio preflorale il sesso della canapa è irriconoscibile. Quando appaiono, i fiori embrionali sono indifferenziati; ma presto quelli maschili potranno essere riconosciuti per la loro forma iniziale curva, a cui faranno

3.13 CICLI LUNARI
L'influenza delle fasi lunari sul ciclo di vita dei vegetali (e di tutti gli esseri viventi) non è mai stata presa in seria considerazione da parte della scienza "ufficiale". Ciò nonostante, chiunque coltivi la terra con metodi "biologici" può rendersi conto facilmente di tale influenza, e imparare quali siano i momenti migliori per le varie operazioni colturali.
In breve, potremo dire che in generale la luna crescente (da luna nuova a luna piena), favorisce le fasi di crescita, mentre quella calante favorisce quelle di assestamento.
Se possibile, ed essendo ideali anche le altre condizioni climatiche (temperatura dell'aria e del terreno, piovosità, ore di luce solare), sarà quindi consigliabile:
-con la luna crescente: semina e trapianto. La pianta in questa fase avrà una risposta più rapida e un più rapido accrescimento vegetativo 
-con la luna calante: preparazione del terreno, concimazione, raccolta. 
Le sostanze nutritive, se inserite nel terreno in questa fase, vengono dilavate meno facilmente e il terreno stesso mantiene meglio la struttura creata.
Alla raccolta si avranno una più lenta essiccagione, con conseguente miglior aroma, una più lenta degradazione delle sostanze psicoattive e degli aromi, ed una maggiore resistenza alle muffe e funghi, con la possibilità quindi di una migliore e più duratura conservazione.

3.14 IBRIDAZIONE
La canapa è una pianta estremamente adattabile a differenti climi, e facilmente incrociabile con varietà diverse, provenienti da diverse parti del mondo. La creazione di varietà ibride (incrociando piante con un patrimonio genetico, e quindi caratteristiche, differenti), può essere vantaggiosa perché si potrà usufruire del "vigore ibrido" e perché, tramite sapiente selezione, potremo avere con facilità le caratteristiche desiderate dalle nostre piante di canapa.
Il vigore ibrido si ha incrociando due piante della stessa famiglia, ma con caratteristiche diverse: le piante della 1 a generazione d'incroci saranno più grandi, più uniformi, più resistenti alle malattie e più produttive di entrambi i genitori di partenza (da cui avranno ereditato i caratteri dominanti [fig. 23]).
Nella seconda generazione (incrociando gli ibridi di prima generazione fra di loro), il vigore ibrido non è più presente, e si ha una grande differenziazione nelle caratteristiche delle singole nuove piante. Da qui si può partire, tramite selezione, per la creazione di una cv. stabile (di "linea pura"), con le qualità desiderate (ad es.: altezza, rapida maturazione, percentuale di fiori/foglie, potenza, resistenza alle malattie e alle condizioni climatiche, produzione di fibra, polpa o semi, ecc. ecc.)[fig.24]
È anche possibile, per mantenere il "vigore ibrido" in ogni ciclo di coltivazione, selezionare le migliori piante della 1 a generazione di ibridi e incrociarle ogni volta con cv. di caratteristiche diverse tra loro, aumentando così il patrimonio genetico, e con la possibilità di avere le caratteristiche desiderate sempre più risaltanti (ma il lavoro di selezione sarà sempre più difficile).

3.10 RACCOLTA
Il momento della raccolta delle varietà da resina può variare a seconda delle varietà stesse e della qualità di resina desiderata. È importante avere una visione di come si formano e si degradano i vari cannabinoidi (sostanze aromatiche presenti nella resina, fra cui si trovano i costituenti psicoattivi, CBD- THC-CBN, della canapa) per poter decidere quale sarà il momento migliore per la raccolta.
Si ritiene che la diversità di effetto nelle diverse varietà di canapa sia correlata con le differenze nella percentuale di cannabinoidi presenti. Il THC (tetraidrocannabinolo) è il costituente psicoattivo di maggior importanza, e ha un azione sinergica con piccole quantità di CBD (cannabidiolo), CBN (cannabinolo) e altri cannabinoidi presenti. [fig. 16]

Nello schema vediamo come il Cannabidiolo, CBD, si trasformi in Tetraidrocannabinolo, THC, e questo si degradi poi in cannabinolo, CBN. Il CBD ha di per sé un'azione psicoattiva limitata, ma può reagire con il THC e modificarne il suo effetto, specialmente in forma più sedativa. Anche il CBC (cannabicromene, presente in quantità limitate) è leggermente psicoattivo e può interagire in sinergia con il THC per alterarne l'effetto. Esistono quattro tipi di isomeri di THC, che, come si è detto, è il maggiorresponsabile dell'effetto psicoattivo. I più attivi sono il Delta-1 THC (nella nostra nomenclatura è nominato Delta-9 THC) e Delta-6 THC (presente solo in piccole quantità).
Pure il CBN ha un'azione sinergica con il THC, e ne aumenta gli effetti "fisici" (nell'hascish, resina di cannabis scaldata e pressata, si ha una maggior degradazione del THC in CBN, e ciò ne spiega in parte la differenza di effetto).
La psicoattività totale è da attribuirsi alle percentuali dei cannabinoidi primari e dei loro omologhi presenti.
I cannabinoidi si trovano soprattutto nella resina secreta dai tricomi ghiandolari, che per la maggior parte sono concentrati nei calici dei fiori femminili e nelle foglioline a loro intorno. Vengono continuamente prodotti e continuamente si degradano. Un segnale del termine della produzione di cannabinoidi è il cambiamento dell'aspetto della resina, che da trasparente diventa prima translucida, poi opaca. Una resina trasparente chiara o di un leggero colore ambrato, indica che la sua produzione è ancora in corso. Quando incomincia a deteriorarsi, diventa translucida e poi opaca, di colore marrone o bianco.
Il momento migliore per il raccolto è dunque quando ci sono alti livelli di THC, modificati da CBD, CBC e CBN, per avvicinarsi all'effetto psicoattivo desiderato.
Siccome il THC si converte continuamente in CBN, e allo stesso tempo viene costantemente prodotto dal CBD, è importante raccogliere in un momento in cui la percentuale di THC presente sia la maggiore possibile.
Alcuni coltivatori preferiscono raccogliere presto, quando la maggior parte dei fiori è ancora provvista di pistilli e la pianta è nel momento del suo massimo potenziale riproduttivo (se venisse impollinata). L'effetto psicoattivo complessivo è più leggero, ma quasi esclusivamente cerebrale.
Altri raccolgono il più tardi possibile, quando ci sarà la maggior quantità di resina, e il suo effetto sarà più forte e più esteso anche al resto del corpo.
Raccogliere (e provare) alcune infiorescenze femminili ogni settimana, per un periodo di alcune settimane fino al raccolto finale, darà al coltivatore un campionario di fiori a tutti gli stadi di maturazione e creerà una base per decidere quando raccogliere nella stagione successiva.[fig. 17, 18,19,20]
La raccolta delle infiorescenze femminili, dove è concentrata la maggior parte di resina, può essere fatta in due modi fondamentali: individualmente, tagliando le infiorescenze dal ramo al momento del raggiungimento della maturazione desiderata; oppure tutte assieme, estirpando o tagliando l'intera pianta.
È da preferirsi, quando possibile, una raccolta individuale (scalare), perché le formazioni di fiori non sono mai mature allo stesso modo allo stesso tempo.

La rimozione delle infiorescenze superiori permette a quelle inferiori di ricevere più luce e di avere più spazio per una migliore maturazione, con un conseguente miglior raccolto, sia in qualità che in quantità. Inoltre i rami saranno divisi in pezzi più corti, e l'essiccamento dei fiori sarà più facile e rapido.
Se la pianta è raccolta intera, i fiori avranno bisogno di un tempo più lungo per seccare, perché tutta l'acqua contenuta nella pianta per evaporare deve passare attraverso gli stomi presenti sulla superficie delle foglie e dei fiori, invece che attraverso le estremità dei rami tagliati.
È da tener presente, d'altra parte, che un essiccamento più lento dà ai fiori un gusto più "morbido" e "rotondo". La percentuale delle infiorescenze femminili rispetto al resto della pianta, e la loro quantità, possono variare enormemente a seconda della varietà, delle tecniche di coltivazione e delle condizioni ambientali .La resa finale potrà quindi andare da pochi grammi a numerosi ettogrammi di sommità fiorite per pianta.
La raccolta delle cv. da fibra viene effettuata quando si è raggiunto il giusto livello del contenuto di fibra, ma prima che questa incominci a indurirsi e a lignificare. La fibra si ricava sia dalla corteccia che dallo stelo principale, e la

quantità di fibra è circa il 25% in peso degli steli essiccati. Il resto della pianta (foglie, rami, fiori, pezzetti di tronco) può essere usata come polpa per la produzione di cellulosa o utilizzata per la produzione di energia.
Attualmente in Europa la resa massima in fibra si aggira sui 10-12 quintali per ettaro, ma vai la pena di ricordare che la varietà italiana "Carmagnola", che forniva la fibra di miglior qualità al mondo, in Italia arrivava a dare anche 20 e più q./ha.; e, sempre in Italia, si era arrivati all' inizio degli anni '60 a creare varietà ibride che rendevano fino a 37 q./ha. di fibra (in condizioni ottimali di coltivazione).
I semi sono raccolti quando completamente maturi tagliando i campi di piante femmine e rimuovendoli successivamente dalle piante, sia a mano che tramite macchinari. La percentuale di semi nelle cv. utilizzate per questo scopo può essere superiore al 50% del peso secco totale della pianta. Il resto può essere utilizzato come materiale da polpa. .
Nel caso di coltivazione indoor (conveniente solo per produzione di infiorescenze) il raccolto finale potrà variare fra i 200 ed i 400 grammi di fiori per m2 (Vedi appendice).

3.11 CONSERVAZIONE
Appena dopo la raccolta, i rami, le piante intere e le sommità fiorite andranno appesi capovolti, con la parte superiore in basso, a una distanza sufficiente per permettere all'aria di circolare tra loro, e all'ombra (i raggi solari brucerebbero le piante e rovinerebbero la resina. La luce è la causa di più rapida degradazione dei cannabinoidi; per questo è importante, dopo la raccolta, conservare sempre le nostre piante al buio). Essendo capovolte, le foglie presenti coprono le infiorescenze e ne proteggono la resina. Meno le sommità fiorite vengono maneggiate, meno resina viene asportata, e risulteranno migliori sotto ogni aspetto.
Se presenti, eventuali parti di pianta attaccate da muffe, devono essere separate dal resto del raccolto. Dopo la raccolta, vengono rovinati più fiori per un cattivo "maneggiamento" che per qualunque altra causa.
Il posto per l'essiccazione dovrà essere ventilato, asciutto e avere una temperatura fra i 15 e i 25 gradi centigradi. Un'essiccazione lenta dà alla canapa un miglior aroma, un gusto più armonioso e permette una migliore maturazione complessiva. Dopo 10-20 giorni (a seconda della temperatura, dell'umidità dell'aria e del volume delle infiorescenze), i rametti che portano i fiori, se piegati, si spezzeranno facilmente. A questo punto i fiori saranno abbastanza secchi da poter essere conservati senza il pericolo di sviluppare muffe e funghi (fig. 21)
Deve rimanere nelle infiorescenze circa il 10% di acqua. Se non viene mantenuta una certa quantità d'acqua, la resina perderà potenza e i fiori si disintegreranno.
La conservazione può avvenire in vasi di vetro, che è il miglior materiale per conservarne intatto l'aroma; oppure in sacchi di carta, dove, permettendo la traspirazione, sarà più improbabile lo sviluppo di muffe e dove le sommità fiorite potranno avere un'ulteriore maturazione, e sviluppare aromi e gusti non presenti in precedenza.
Questo processo può durare dai 2 ai 6 mesi. In presenza della corretta umidità si ha una leggera fermentazione ("concia"), in cui parte degli amidi

presenti si trasforma in zuccheri, rendendo il gusto più morbido e meno acre.
Un'infiorescenza, dopo la raccolta, non è più morta di quanto potrebbe esserlo una mela. Durante l'essiccazione, e anche dopo essere impacchettati e rinchiusi, i nostri fiori continueranno a maturare, come farebbe una mela, ed eventualmente a decomporsi.
La stagionatura successiva alla raccolta fa sì che la resina e i cannabinoidi finiscano di maturare, ed elimina il gusto, talvolta spiacevole, di "verde" (dovuto alla clorofilla e altri pigmenti, che si decomporranno). Durante questo periodo si creano nuovi gusti e aromi, diversi dalle infiorescenze fresche.
Si ritiene anche che la biosintesi dei cannabinoidi possa continuare per un certo periodo dopo il raccolto. La presenza di ossigeno nell'aria causa una lenta decomposizione del THC in CBN (come anche la luce e il calore), quindi, quando la maturazione sarà completa (a seconda dei gusti personali del coltivatore), le infiorescenze verranno rinchiuse ermeticamente e riposte in luogo fresco e al buio.
Dopo l'essiccamento e la maturazione, i nostri fiori di canapa saranno pronti per essere usati, sia a scopo sacramentale, che farmaceutico, salutistico o semplicemente ricreazionale.
L'assunzione può avvenire a esempio tramite inalazione, bruciando la sostanza come si farebbe per il tabacco: con pipe di vario genere (le pipe ad acqua trattengono le sostanze presenti nel fumo come residui di combustione, e sono quindi più salutari), oppure avvolgendola in cartine per sigarette.
Un altro modo di assumere la sostanza è tramite ingestione (molto più difficile da dosare). Se ingerita, la canapa deve sempre essere prima cotta per un periodo di tempo abbastanza lungo, almeno 40 minuti, per permettere al THC di assumere una forma attiva 

(per essere attivo, il THC deve "decarbossilare", perdere un atomo di carbonio, cosa che invece con la combustione avviene automaticamente). Inoltre con la cottura vengono ammorbiditi i "cistoliti" (formazioni di calcio a forma di pelo presenti in tutta la pianta, che le servono come difesa contro gli animali), che potrebbero provocare infiammazioni all'apparato digerente.[fig. 22]